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Conosciuto come Scaluni o Quattrofacce
il caciocavallo Ragusano è tipico della Sicilia.
Scopriamone insieme storia e tradizioni
Se qualcuno ci parla di caciocavallo subito ci viene in mente il formaggio dalla
forma a fiaschetto, lunga e arrotondata. Questo, però, se non abitiamo in
Sicilia, perché in quest’isola, per antica abitudine, lo si fa in grosse forme
squadrate, a forma di parallelepipedo, e prende il nome di Caciocavallo
Ragusano. È talmente diffuso che nel dialetto locale c’è persino un proverbio
che lo usa come esempio. Per descrivere una persona falsa o poco coerente,
infatti, si usa l’espressione avere quattro facce come un caciocavallo. Il
caciocavallo Ragusano si ottiene esclusivamente da latte di mucca ed è
conosciuto anche con il nome di Quattrofacce, per la somiglianza con un mattone,
o Scaluni, per la particolare forma a scalino. Ha un sapore intenso che deriva
dalle caratteristiche specifiche della zona in cui è prodotto, ricca di sole,
erbe aromatiche ed essenze che regalano al latte un profumo e un gusto
straordinari. È un formaggio tipico siciliano, prodotto nelle province di Ragusa
e Siracusa. Il nome Ragusano deriva dalla zona di produzione, mentre il termine
caciocavallo proviene dall’espressione dialettale siciliana a cavaddu, che
significa a cavallo. Questa espressione è usata per descrivere il modo particolare in cui questo formaggio
viene messo a stagionare: si legano, infatti, le forme a coppie con delle funi e
poi le si lascia maturare a cavallo delle travi di legno.
L’origine storica
Il Ragusano è uno dei formaggi più antichi della Sicilia e già nel 1300
veniva commerciato al di fuori dell’isola. Nel 1800, in seguito alla grande
emigrazione di italiani in America, trovò successo anche Oltreoceano. Le
famiglie siciliane, infatti, non volevano privarsi di questa prelibatezza e la
facevano venire direttamente dall’Italia. Rappresentava un messaggero della
patria, qualcosa della terra e della casa da cui erano separati. La strada verso l’America modificò anche le
dimensioni delle forme. Quando agli inizi del 1900 le richieste degli immigrati
negli Stati Uniti aumentarono, per facilitarne il trasporto si decise di passare
dalla pezzatura di 7-8 chili a forme intorno ai 15-18 chili.
Oggi il Ragusano, grazie all’attività delle strutture cooperative e del
Consorzio, è un asse portante dell’economia siciliana e da semplice formaggio
della cucina tradizionale siciliana si è trasformato in prodotto di pregio della
realtà gastronomica italiana.
I meravigliosi Monti Iblei
Le province di Sicilia e di Ragusa, grazie alle caratteristiche uniche dei prati
e dei pascoli, danno vita a un formaggio inimitabile. Il Ragusano è il frutto di
un equilibrio tra diversi fattori, seguiti con cura e maestria dal casaro. Ogni
piccolo cambiamento nell’alimentazione, nelle caratteristiche climatiche o nella
lavorazione influisce sul prodotto. La realizzazione del Ragusano Dop non può
essere lasciata al caso o all’inesperienza, perché è il magico frutto di
tradizioni antiche, anni di esperienza e piccoli segreti. La migliore produzione
è quella che va da novembre a maggio, vale a dire i mesi in cui i pascoli
offrono una notevole varietà di erbe. Le mucche pascolano sulle colline della
zona di produzione e traggono tutto l’alimento proprio dai pascoli dei Monti
Iblei, nella parte meridionale dell’isola. Attorno alla provincia di Ragusa, i
pascoli sono ricchi di essenze ed erbe aromatiche che danno al latte e, quindi,
al formaggio un gusto unico. Le vacche trovano nei pascoli una ricca varietà di
erbe, tra cui trifoglio, cicoria e camomilla selvatica. A queste si aggiungono
quelle contenute nel fieno, preparato con attenzione dagli allevatori che
mettono insieme erba medica, avena e orzo. Il fieno, anche se viene essiccato,
conserva intatti i principi attivi dell’erba fresca grazie a un particolare
trattamento. La preparazione del fieno segue ritmi antichi che prevedono un
giorno preciso per la mietitura, un breve periodo di essiccamento al sole e poi
la realizzazione delle balle da trasferire nei capannoni. L’allevamento bovino è
uno degli elementi portanti dell’economia ragusana e ha raggiunto notevoli livelli di sviluppo grazie alla pazienza e alla cura degli
allevatori. Il Disciplinare di produzione prevede che possa essere utilizzato il
latte di tre varietà di mucche: Bruna alpina, Frisona italiana o Modicana.
Particolarmente pregiato è il Ragusano ottenuto dal latte della vacca Modicana,
una razza rustica locale, dal mantello rosso. La Modicana ama pascolare allo
stato brado sui prati dell’altopiano, brucando le erbe aromatiche selvatiche,
tra cui primeggia il timo selvatico che regala al formaggio un gusto delicato e
un aroma particolare. Questa razza rischia, però, l’estinzione. Infatti, è una
razza difficile perché fa pochissimo latte, non vuole stare in stalla ma
preferisce pascolare libera e assaporare la varietà dei prati, anche se si
adatta a mangiare il fieno. Inoltre, per mungerla, bisogna tenerle il vitellino a fianco. Per tutti questi motivi, allevarla
richiede una estrema passione e la ferma volontà di fare fatica e affrontare
alcuni sacrifici, ricompensati da un latte ricco di proteine e con un maggior
contenuto di caseina, indispensabile per il processo di produzione del
formaggio. Il marchio Dop, Denominazione di origine protetta, che il Ragusano
vanta, dimostra che le qualità specifiche di un determinato prodotto sono legate
alla regione da cui proviene e garantite dal Consorzio. La tutela della zona di
origine e delle fasi di lavorazione è l’impegno preciso del Consorzio che su
ogni forma di Ragusano imprime il proprio marchio. Quindi può fregiarsi della
denominazione Ragusano solo il formaggio realizzato nel rispetto del
Disciplinare che impone precisi standard produttivi, particolare alimentazione
per le bovine e norme di utilizzo del marchio.
Sicilia, terra di vino
Il Ragusano viene lavorato in Sicilia ed è interessante pensare ad abbinamenti
con vini originari della zona che garantiscano il rispetto per la tradizione
locale. L’isola è punteggiata di numerose colline su cui si adagiano i vigneti
che danno origine a vini profumatissimi. Per la sua posizione gode di tutte le
caratteristiche tipiche della fascia mediterranea temperata e vanta una
tradizione vitivinicola antichissima. Già nel 1600 avanti Cristo gli scrittori
descrivevano i vini siciliani e questi vini occupano oggi un posto di rilievo
nella produzione nazionale. Per assaporare appieno il gusto morbido e piacevole
del Ragusano consigliamo di mangiarlo da solo, dopo pranzo oppure come
ingrediente degli straordinari piatti della cucina siciliana.
Il suo grado di stagionatura influenza la scelta del vino. Abbiamo, dunque, scelto di proporre degli abbinamenti con il vino pensando al Ragusano di media stagionatura, da consumarsi da solo come formaggio da tavola. ideale è un vino rosso ben strutturato, con un’alcolicità che va dal 12% al 13,5%. Non serve un vino
particolarmente invecchiato ma un vino molto aromatico, con note di frutta
matura e confettura rossa. Requisito importante è la capacità di regalare sensazioni di freschezza che creino una
leggera astringenza sul palato.
Un vitigno, molti vini
Della tradizione vitivinicola siciliana fa parte, a pieno titolo, il nero
d’avola, il più grande vitigno a bacca rossa di tutta la Sicilia. Le sue
caratteristiche si sposano alla perfezione con il Ragusano. Ha colore rosso
rubino intenso e uno squisito profumo di erbe aromatiche che sa accendere il
gusto del formaggio, riuscendo a non coprirlo. L’elevata quantità di zucchero
contenuta in quest’uva consente di ottenere vini di alta alcolicità, grazie alla quale si riesce a sciogliere la
sensazione di salata pastosità lasciata in bocca dal Ragusano.
Il nero d’avola si esprime al meglio se abbinato con vitigni di altre regioni d’Italia, come ad esempio il sangiovese, o con una mescolanza di vitigni internazionali come
merlot, cabernet e syrah, comunque sempre coltivati in Sicilia. La notevole
quantità di vini che ne derivano non hanno sempre una denominazione specifica e trovarli nei
negozi può diventare una appassionante caccia al tesoro. possiamo infatti
cercare sulla controetichetta della bottiglia l’elenco degli uvaggi contenuti o, eventualmente, chiedere al
negoziante.
Quella che all’apparenza può sembrare un’impresa difficile, ci farà
scoprire le meravigliose varietà di vini di cui la Sicilia è ricca. A seconda
del vitigno con cui è destinato a unirsi, il nero d’avola riesce a dar vita a
numerose combinazioni di profumi e sapori. Il matrimonio con il sangiovese, il
vitigno rosso più coltivato in Italia e tipico dell’Emilia Romagna, dà al vino
un profumo di viola, sapore asciutto e gradevolmente amarognolo. Un’altra unione
riuscita è quella con il merlot che sa adattarsi alla coltivazione in qualunque
tipo di terreno. Questo vitigno aromatico sa trasmettere al vino piacevoli
profumi di erba fresca. Oltre a quelli citati, la Sicilia offre altri vini
perfetti per il Ragusano e che si ottengono dal vitigno nerello. È poco famoso
ma molto diffuso in Sicilia per la sua elevata resa, ha grandi grappoli e acini
di colore blu chiaro. Anche in questo caso sono numerose le varianti e le
combinazioni: noi suggeriamo vini di nerello mascalese, nato sulle pendici
dell’Etna, soprattutto se combinato con un altro vitigno locale abbastanza
diffuso: il nerello cappuccio.
Gennaio 2003 "Il mio vino"
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